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MUSICOTERAPIA
Spesso i suoni possono addiritura contribuiere a guarire!
Gli aspetti legati alla comunicazione e all'espressione delle emozioni attraverso la musica sono così importanti che possono diventare addiritura terapeutici.
Come "parlano" le note?
Uno studio di ricercatori americani dell'Università dell'Illinois, diretti di Patrick Wong, pubblicato sull numero di Nature Neuroscience, scardina alcune convinzioni su musica e cervello vecchie di decenni.
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Più chiari i meccanismi di comprensione delle melodie e del linguaggio |
"La musicoterapia, che - ci tengo a ricordarlo -, non è qualchosa di "magico" legato esclusivamente alle virtù taumaturgiche del suono, si sviluppa proprio attraverso la facillitazione della comunicazione che si instaura tra il paziente e il terapeuta e il ruolo della musica nella regolazione delle emozioni - dice il professore Roberto Caterina, associato di psicologia della musica all'Università di Bologna-. Questo canale di comunicazione fa si che i pazienti, sopratutto nel caso di patologia psichiatriche e condizioni di disgio sociale come le tossicodipendenze, possano aprirsi al mondo. Ma non solo, può essere utile nel mondo scolatico dove può essere d'aiuto nell'inserimento di bambini con handicap sia fisici che psichici. Un altro campo d'intervento ad esempio dove si è riscontrata un'utilità è quello dei malati di cancro: si è visto che la misicoterapia di gruppo rende più facile la condivisione di emozioni e quindi può migliorare la qualità della vita. Più in generale nell'ambito medico ci sono molte ricerche sull'Alzheimer, sulle malttie coronariche, respiratorie, sui pazienti in stato di coma, come terapia a volte di supporto ad altri tipi di interventi.
La ricerca ha evidenziato che sia la comprensione della musica sia quella del linguaggio non sono, come si riteneva, prerogativa esclusiva delle regioni corticali superiori, cioè delle aree che svolgono le attività più elevate del cervello. Per comprendere musica e linguaggio sono implicate, invece, anche aree sottocorticali meno "nobili", come il tronco encefalico, che svolge funzioni più di controllo automaticoche di elaborazione intelletiva.
Fra aree sottocorticali e aree superiori si verifica, infatti, un continuo e reciproco scambio di informazioni, basate sopratutto sui toni e non sul significato dei suoni.
Cosi anche le aree più "primitive" del cervello possono gestire "l'informazione" acustica, imparando a incasellare in maniera automatica informazioni che, per quanto le riguarda, sono aspecifiche (musica o linguaggio sono per loro la stessa cosa) e avviandole poi alle aree cerebrali superiori, capaci di comprenderle.
A loro volta, le aree cerebrali superiori indicherebbero alle aree "primitive" quali suoni sono da tenere in maggior considerazione, creando, alla lunga, il famoso "orecchio musicale".
La ricerca, in particolare, ha analizzato la comprensione del linguaggio da parte di un gruppo di cinesi che parlano la lingua Mandarina, rispetto a soggetti anglofoni, alcuni dei quali musicisti. La scelta è caduta sulla lingua Mandarina (quella ufficiale della Cina, tra gli otto dialetti diversi parlati) perché è uno dei migliori esempi di linguaggio tonico, nel quale il tono, appunto, fa cambiare il significato: ad esempio, la parola "ma" può indicare "mamma" se pronunciata in falsetto, oppure "stupido" se detta con tono grave.